Interventi di cura della bulimia nervosa a Sassuolo

Ruolo dello psicologo e della psicoterapia

Cosa vuol dire bulimia?

Per quel che riguarda la bulimia nervosa, essa è un disturbo alimentare caratterizzato da un rapido consumo di enormi quantità di cibo seguito da comportamenti estremi quali vomito, digiuno e attività fisica eccessiva. Le abbuffate in questo caso sono definite compulsive e sono caratterizzate dal mangiare, in un discreto periodo di tempo, una quantità di cibo che è decisamente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nella stessa frazione di tempo e nelle stesse circostanze; inoltre durante questi momenti il soggetto ha la sensazione di perdere il controllo rispetto alla quantità di cibo ingerita.

Alcune persone provano disgusto per quello che stanno facendo ma non riescono a smettere. Le abbuffate avvengono generalmente in solitudine, possono essere indotte da stress e dalle emozioni negative che questo suscita, dalla solitudine, da situazioni sociali legate al cibo o da preoccupazioni relative all’aumento di peso. Di solito continuano finché non ci si sente pieni da scoppiare.

Un vuoto affettivo non si riempie col cibo

I primi momenti di un’abbuffata compulsiva possono essere piacevoli: il gusto e la composizione del cibo possono sembrare molto apprezzabili. Riempire un vuoto che si sente di dover riempire allontana o da l’impressione di controllare l’ansia. Tuttavia raramente queste sensazioni durano a lungo; nel giro di poco tempo vengono sostituite da sensazioni di disgusto, mano a mano che si continua a mangiare. Anzi, alla fine di una abbuffata ci si sente peggio di prima, aumentano le idee negative su di sé, l’ansia ricompare aumentata.

Di norma le gente mangia velocemente duranbulimia nervosate un’abbuffata compulsiva; molti si riempiono la bocca di cibo in maniera quasi meccanica, masticandolo appena. Altri bevono in abbondanza per fare andare giù il cibo più facilmente e questo contribuisce a farle sentire piene e gonfie. Alcuni camminano su e giù o gironzolano mentre mangiano. Sentono un desiderio irresistibile di cibo che li porta a mangiare. La persona spesso descrive le proprie sensazioni come se durante uno di questi momenti fosse in trance e non fosse lei stessa ad abbuffarsi.

 

Bulimia e sensazione di perdita di controllo

Una caratteristica tipica è che avviene in segreto: alcune persone si vergognano talmente tanto del fatto che si abbuffano che fanno di tutto per tenerlo nascosto. Ma la caratteristica principale è la sensazione di perdita di controllo sull’abbuffata; alcune persone la sentono prima di cominciare a mangiare, per altre potrebbe arrivare all’improvviso, quando si rendono conto che hanno mangiato troppo.

Fanno solitamente parte degli alimenti ingeriti quelli, come i dolci, che possono essere ingeriti rapidamente. Quando si conclude l’abbuffata, una sensazione di disagio, un acuto senso di colpa e di disistima e la paura di aumentare di peso portano alla seconda fase: la condotta di eliminazione. I soggetti molto spesso inseriscono le dita in gola per scatenare il riflesso del vomito oppure fanno uso di lassativi e diuretici. A volte per compensare tutte le calorie ingerite digiunano per giorni o svolgono una eccessiva attività fisica. Fino alla abbuffata successiva.

Vergogna e sensazione di fallimento

Le abbuffate compulsive si manifestano in situazioni dove il problema del controllo del peso corporeo è importante. Oltre alla presenza di una forte paura di aumentare di peso  l’autostima dipende in massima misura dal mantenimento del peso corporeo normale. C’è anche un’immagine distorta del proprio corpo che spesso viene considerato grasso anche quando il peso è relativamente normale.

Raramente colui o più spesso  colei che si abbuffa ne parla in casa con i familiari o fuori casa con amici o conoscenti. Si tratta di comportamenti segreti. Spesso i familiari si accorgono di quanto succede ma o non riescono a parlarne o fanno finta di non vedere o provano a dire qualcosa di così poco significativo che risulta assolutamente non efficace a far cessare il comportamento problematico.

La persona affetta da tale disturbo oltre ad avere una immagine e una idea di sé negativa  si sente anche molto sola e senza punti di riferimento. Non sa a chi chiedere aiuto, si vergogna e si sente in colpa sentendosi in un vicolo cieco.

E’ invece importante dire che tali disturbi sono perfettamente curabili, che sono più diffusi di quanto ci si possa immaginare, che rappresentano delle modalità specifiche attraverso cui quella persona esprime la propria sofferenza psichica e il proprio malessere esistenziale.