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La costruzione dell'identità

Perché ogni persona ha una certa identità personale e non un'altra o, per meglio dire, ha una certa idea di sé? Preferiamo usare questa seconda definizione perché introduce meglio il concetto della evoluzione continua di tale idea di sé che in effetti è in continuo cambiamento. Il concetto di identità rimanda invece ad una idea statica che è assolutamente non rappresentativa di questa condizione.

Un approfondimento di questo concetto ci porta inevitabilmente alla storia della costruzione della personalità del soggetto, alle sue prime relazioni emotive con le figure di attaccamento e alle risposte che egli ha avuto da esse relativamente alle sue richieste di cura e attenzione. E, allo stesso tempo, alle aspettative che egli ha rappresentato per i suoi genitori e alle modalità attraverso le quali ha risposto alle loro richieste di impegno e di rispetto delle regole.

In sintesi tutto ciò ci rimanda a come si è sviluppato il senso di sé come persona amabile e desiderabile e come questa persona amabile e desiderabile ha poi affrontato i compiti e i doveri che gli sono stati richiesti dalle figure significative e dalla realtà sociale.

Una persona è diventata sicura di sé se si è sentita amata, protetta e degna di cura. Ciò le avrà permesso di costruire una personalità capace di affrontare le difficoltà che la vita inevitabilmente presenta a tutti. Una persona insicura, non convinta del proprio valore e con una idea di sé fragile avrà invece vissuto e sperimentato relazione affettive incerte, con segnali contraddittori e ambivalenti o a volte francamente rifiutanti. La conseguenza è che inevitabilmente si troverà davanti ai compiti della vita con un bagaglio di minori convinzioni, di minor fiducia e sicurezza e potrà più facilmente non credere nelle proprie potenzialità e nei propri valori.

Tutto ciò si riverbera anche nella competizione sportiva che è, lo ripetiamo, una semplice metafora del proprio modo di relazionarsi con gli altri e col mondo.

A questo proposito e a titolo esemplificativo pensiamo, per esempio, a tutti quei momenti dove lo sportivo in preda all'ansia della competizione non vede l'ora che la partita (cioè la fonte dell'ansia) finisca. In quei momenti la sua principale preoccupazione non è vincere ma far cessare la sofferenza psicologica.

Oppure pensiamo anche a quei casi in cui lo sportivo rinuncia a competere perchè giudica quell'attività sportiva non più interessante e non più divertente. Si crea dunque un alibi, prima di iniziare la competizione stessa, per non accettare la lotta con tutte le conseguenze (per lui sgradevoli) che essa produce e per dirsi che in fondo quella cosa non gli piace più. E' come la favola della volpe e dell'uva che quasi tutti conoscono. Siccome l'uva è situata fuori dalla portata della volpe essa si dice che comunque non è matura.

Il lavoro che il nostro studio può offrire ai singoli sportivi e alle squadre è dunque da un lato un lavoro sulla idea di sé, sulla comprensione della propria storia personale e delle modalità attraverso le quali si è costruita la propria sicurezza/insicurezza personale e dall'altro un lavoro sul gruppo, sulle reciproche relazioni, sulla fiducia/sfiducia degli altri verso di me e mia verso gli altri. Tutto ciò attraverso un lavoro psicologico di accompagnamento e di arricchimento individuale e gruppale che porti la persona e il gruppo, dopo aver dato un senso ad eventuali sensazioni di insicurezza, a pensarsi e ad accettarsi più forti e più competenti. Continua...

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