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Sopportare la frustrazione

Nel corso di una competizione sportiva il singolo o la squadra si possono trovare in differenti situazioni psicologiche rispetto al fatto di essere in vantaggio o in svantaggio. Le reazioni a queste diverse situazioni sono molto differenti tra loro.

Trovarsi in vantaggio è in genere di aiuto alla tranquillità e alle aspettative positive sulle proprie capacità di vincere e ciò si trasmette sul controllo delle azioni e dell’impegno con effetti utili.

Al contrario trovarsi in svantaggio e dover recuperare costituisce una situazione più complessa. Può costituire uno stimolo all’impegno e all’agonismo ma mettere anche in ulteriore e più grave difficoltà. E’ bene precisare che l’atteggiamento positivo di lotta quando si è in svantaggio è caratteristico di persone e/o di squadre forti psicologicamente.

Essere in svantaggio e trovare la forza, ma allo stesso tempo la calma e soprattutto la costanza nella durata del proprio impegno per rimontare rappresenta infatti un comportamento che caratterizza una condizione di grande sicurezza e fiducia nei propri mezzi.

E’ esperienza di tutti coloro che praticano qualunque attività sportiva agonistica o amatoriale (dove spesso l’agonismo non è di certo minore che nelle attività competitive ufficiali!) che trovare la forza di reagire è cosa complicata ma in fondo fattibile se però coronata da risultati immediati o comunque ravvicinati. Se l’impegno e la calma necessaria ad accompagnare la propria azione di rimonta non ottengono, per qualunque ragione, il successo ricercato, la procedura di impegno comincia a dare segni di crisi, di sofferenza e di sfiducia.

E’ soprattutto in questi casi che l’atleta o la squadra debbono fare riferimento alle proprie energie psichiche “di riserva”. Intendiamo dire alle proprie energie date dalla storia precedente, alle sicurezze accumulate nel passato e, in fondo, alla propria idea di sé come atleta e come squadra costruite nel tempo.

Senza capacità di sopportare la frustrazione dello svantaggio e la paura della sconfitta non si lavora per il recupero e per una eventuale e possibile vittoria.

Specialmente nelle competizioni individuali è a volte “più facile” (sul piano psicologico) cominciare a pensare che l’altro è più forte, che la gara ormai è compromessa, che tanto non è fondamentale, ecc. ecc. piuttosto che accettare la frustrazione (che spesso ha toni di umiliazione e di perdita di valore come atleta e come persona) e trovare forza, energia e costanza per recuperare il terreno perduto.

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