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Autostima

Negli ultimi 30 anni il termine autostima è entrato a far parte del linguaggio comune.

Ne parlano i giornali, se ne discute in dibattiti televisivi e radiofonici, si trovano riferimenti e notizie sui settimanali a grande diffusione, se ne parla a proposito e a volte anche a sproposito.

Al concetto di autostima si attribuiscono meriti e demeriti di una persona, il suo successo o il suo insuccesso, la sua carriera o le crisi della stessa, le conquiste amorose come le delusioni. Per farla breve spesso si ritiene che sull'autostima si basi tutta la nostra vita, privata, familiare, sociale e lavorativa.

Un altro discorso che si sente fare spesso è: dovresti avere più autostima.

Come se non averne abbastanza fosse una scelta consapevole e volontaria e come se, dopo il sollecito del nostro interlocutore uno si dicesse: per fortuna che me l'hai detto, non lo sapevo, d'ora in poi ne avrò molta e starò bene.

Come si vede l'autostima non si compra né al supermercato, né in un negozio specializzato, né su internet, né da nessuna altra parte.

Intanto crediamo sia utile dire cosa noi intendiamo per autostima perchè così sappiamo di cosa stiamo parlando.

Crediamo che si possa definire l'autostima come il valore che ognuno da a se stesso. Come la fiducia che ognuno sente di avere nei propri confronti. Come la sicurezza che ognuno esprime nei confronti di ciò che pensa che gli altri pensino di lui.

In estrema sintesi l'autostima è una buona idea di sé. Ciò si traduce, ovviamente, sia nella convinzione di avere delle buone opportunità nella vita, sia delle buone capacità di relazionarsi con gli altri, sia di aspettarsi dei buoni giudizi dal mondo sia di fare buone esperienze nella vita.

Abbiamo però già detto che l'autostima non si compra né ce la regala nessuno. Se potessimo saremmo anche disposti a pagarla cara ma purtroppo non la vende nessuno.

Dunque se uno sente di averne poca, di autostima, cosa deve fare?

E poi perchè è capitato proprio a me di averne poca mentre invece vedo in giro delle persone che sembra che ne abbiano anche troppa? E che quindi "se la tirano" mentre io sono sempre timoroso, prudente e spesso insicuro e in ansia che le cose vadano male e che quello che mi aspetto non arriverà e così penso che gli altri non abbiano una buona idea di me?

Intanto si potrebbe già dire che chi "se la tira" troppo, chi dunque, per usare questa frase oggi in voga, mostra troppa sicurezza e troppe certezze spesso non è poi così forte e sicuro di sé. Forse questo suo mostrarsi forte è solo una maschera che nasconde timori e insicurezze che egli non ha il coraggio di mostrare.

Ricordiamoci che la forza più grande è sempre quella di avere il coraggio di vivere e non nascondere le proprie debolezze o semplicemente le cose in cui si è meno competenti.

 Ma torniamo all'autostima. Noi riteniamo che essa si costruisca nel tempo attraverso delle buone relazioni con le nostre figure di attaccamento (i nostri genitori e familiari in primis). Se ci sono state buone relazioni, se siamo stati accolti e messi in sicurezza, se ci siamo sentiti accettati e capiti anche quando abbiamo sbagliato, se non ci sono stati chiesti risultati superiori alle nostre forze del momento, se siamo stati protetti e allo stesso tempo stimolati e spronati, ecc. ecc. allora probabilmente abbiamo costruito, passo dopo passo, anno dopo anno, scuola dopo scuola, lavoro dopo lavoro, una buona idea di noi stessi.

Allo stesso modo se invece abbiamo vissuto relazioni difficili, complicate, non continue e costanti, se siamo stati più spesso rimproverati che protetti, sgridati prima che capiti, accettati solo quando eravamo bravi e invece criticati quando sbagliavamo, se ci siamo sentiti soli o abbiamo avuto l'impressione che i nostri genitori pensassero di noi cose non belle e avessero poche aspettative, beh allora è molto probabile che ci siamo costruiti una bassa autostima.

Cosa si può fare per aumentare l'autostima?

La prima cosa da fare è accettare l'idea di averne poca. Ma come si fa ad accettare questo fatto? E' utile e a volte necessario tirar fuori il problema, cominciare a parlarne, non nascondersi e non nascondere questa paura e questa idea. Ricordiamoci sempre che tutto ciò di cui si può parlare e di cui riusciamo a parlare fa meno paura e meno danni di tutto ciò che ci teniamo dentro e di cui abbiamo timore anche solo a farvi un accenno.

Possiamo parlarne con i nostri amici, con qualche collega, con il nostro medico di famiglia o con qualche familiare con cui ci sia lo spazio emotivo per fare ciò senza complicare ulteriormente la questione.

Se tutto ciò non è sufficiente o se non abbiamo voglia di fare ciò si può parlare con uno specialista della mente che ascolterà, valuterà e ci aiuterà a dare un senso alla nostra storia emotiva e affettiva. Dare un senso a ciò che ci è successo sul piano emozionale è il punto di partenza per poter accettare e dunque elaborare quella storia, capire quelle persone che, senza volere, ci hanno amato e protetto ma per alcuni versi ci hanno forse complicato la vita. E così capire che anche loro (in genere i genitori) se si sono comportati in un determinato modo è perchè avevano essi stessi una loro certa storia che li ha portati in quelle strade e in quei percorsi. Che pur cercando di darci il meglio che potevano e il meglio che sapevano fare forse hanno avuto qualche carenza e qualche difficoltà su cui noi, ora, possiamo lavorare e che possiamo superare.

(vedi anche cattivi pensieri; insicurezzavalutazione e counselling psicologico)

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