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Claustrofobia

claustrofobiaSi definisce claustrofobia la paura dei luoghi chiusi, stretti dove il soggetto si sente costretto ad una vicinanza e a una condizione di poca o quasi nulla libertà di allontanarsi e di essere indipendente. Sono luoghi particolarmente pericolosi per chi soffre di questa condizione gli ascensori, le metropolitane, gli autobus pieni e affollati dove non si riesce a muoversi ma si sta appiccicati agli altri viaggiatori, gli aerei. Si tratta di luoghi da dove non si può facilmente uscire se non con tempi e modalità che non sono nella libera disposizione della persona.

Per evitare tali luoghi spesso la persona claustrofobica fa le scale a piedi raccontando che lo fa per una questione di salute, oppure non prende l’autobus o l’aereo e si limita dunque negli spostamenti, nel lavoro e nei viaggi.

Nonostante tutti questi evitamenti, la persona con problemi di claustrofobia appare come una persona libera e indipendente, non legata a costrizioni, tempi e regole che egli infatti evita accuratamente. In realtà egli è tuttavia una persona sola che si fida poco di sé e degli altri e che anche se non si costringe all’isolamento e alla solitudine tende però a fidarsi solo di se stesso. In questo modo si sente libero ma anche un po’ abbandonato. Infatti la vicinanza e la protezione che gli potrebbero dare parenti e amici da un lato viene percepita come utile e protettiva, dall’altro gli fa molta paura. Prevalendo la paura egli rinuncia alla protezione, ciò che da un lato lo rende libero ma dall'altro lo lascia in una condizione di solitudine.

Questa situazione impossibile lo fa star male e rischia sia un aggravamento dei sintomi claustrofobici sia una “conversione” (trasformazione di un sintomo psichico in un sintomo fisico)  con trasformazione dei sintomi psichici inconsci in disturbi somatici. (vedi psicosomatica).

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