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Comportamenti ossessivo-compulsivi

comportamenti ossessivo-compulsivi sono pensieri e/o atteggiamenti persistenti e incontrollabili a causa dei quali l’individuo è spinto a ripetere di continuo certi atti o ad andare in continuazione su certi pensieri; ne conseguono un notevole disagio psicologico e una rilevante interferenza con le attività della vita quotidiana. Relativamente ai pensieri poiché la persona non riesce a non pensare a determinate cose questa attività si presenta nella sua mente  in maniera  intrusiva e non voluta: il soggetto è ben consapevole della loro negatività, inutilità e illogicità e sente fortemente il bisogno di eliminarli dalla propria mente; per fare questo reagisce con rituali compulsivi (che non si riesce a bloccare) che, in effetti, rinforzano ulteriormente i suoi pensieri.

Nello specifico, le ossessioni sono pensieri a carattere invasivo e ripetitivo che si presentano non voluti alla mente e appaiono irrazionali e incontrollabili all’individuo che li esperisce. Per l’individuo che le vive esse possono essere di tal frequenza ed intensità da interferire col suo normale funzionamento di vita. Hanno quindi un carattere di incoercibilità perché il soggetto non riesce a liberarsene, di estraneità perché si impongono contro la volontà di chi le subisce come qualcosa di intrusivo, di invasività perché tendono progressivamente a occupare tutta l’area della coscienza, di compulsività perché il soggetto non riesce a sottrarvisi e per difendersene organizza dei contro rituali che complicano ulteriormente la sua vita irrigidendola in un cerimoniale che limita, se non addirittura sopprime, la sua libertà e la sua autonomia.

Le compulsioni sono invece comportamenti ripetitivi che la persona si sente costretta ad eseguire per ridurre il disagio causato da pensieri ossessivi o per scongiurare il verificarsi di una qualche calamità; sono tendenze coercitive e irrazionali che spingono l’individuo a mettere in atto determinati comportamenti di cui egli stesso riconosce l’inutilità e l’inadeguatezza, ma la cui mancata esecuzione provoca in lui una sensazione di angoscia. Tale azione non ha alcun legame realistico con il suo scopo apparente, oppure è chiaramente eccessiva. Una conseguenza frequente sono gli effetti negativi che tali atteggiamenti hanno sulle relazioni interpersonali e soprattutto familiari di chi ne è afflitto. È del tutto prevedibile che tali effetti spiacevoli sugli altri possano a loro volta produrre delle conseguenze, causando depressione o ansia nella persona e quindi causando un ulteriore deterioramento delle sue relazioni interpersonali.

Le fobie con il loro corollario di ossessioni e compulsioni sono il segno di un meccanismo psicologico caratterizzato dall’idea del sacrificio. La persona “si sacrifica” per evitare che accada a sé o a qualche familiare qualcosa di negativo e cerca, attraverso pensieri e azioni di “controllare” la realtà, eliminare i pericoli, salvare qualcuno o qualcosa.

Controlla di aver spento il gas. Poi, mentre esce, torna a vedere che sia ben chiuso. Poi mentre sale in macchina torna indietro e verifica che sia proprio chiuso davvero. Se tali rituali continuano numerosi, ossessivi e compulsivi mettono a dura prova le energie della persona, ne complicano grandemente l’organizzazione personale, familiare, lavorativa.

Altre volte la persona compie una azione in un determinato modo, sempre uguale, con un ritmo e una successione che debbono essere in un modo che è solo quello e non può subire variazioni pena che succeda qualcosa, che qualcuno si faccia male, che capiti una disgrazia, ecc. Il solo modo di controllare che tutto proceda normalmente è di seguire il solito rituale. Anche in questo caso tuttavia la cosa rischia ben presto di diventare incontrollabile, ingestibile, angosciante.

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