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Anoressia

Per quel che riguarda l’anoressia nervosa, essa si presenta, in un primo momento, come la volontà di intraprendere una dieta dimagrante da parte di persone, per lo più donne, spesso in leggero sovrappeso, che affermano di sentirsi notevolmente grasse. Esse continuano a seguire in modo inflessibile le norme dietetiche adottate e a restringere progressivamente l’alimentazione noncuranti del decadimento fisico a cui questo regime le porta. Non ci si sente mai troppo magre, non si riesce a percepire le reali dimensioni e proporzioni del proprio corpo: alcune si sentono grasse in riferimento alla totalità del loro corpo, altre pur ammettendo la propria magrezza, percepiscono come troppo grasse alcune parti del corpo per esempio le cosce, i glutei, la faccia, trovandovi inestetici depositi di grasso e convincendosi sempre più che, con qualche chilo in meno, starebbero meglio.

All’inizio della dieta le ragazze provano una forte fame ma, riuscendo a controllarla, imparano ben presto a considerare questa sensazione come il segno della propria forza. Potremmo dire che attribuiscono alla fame e al calo di peso una forte valore di rinforzo della propria identità: più sono magre più valgono e, conseguentemente, si sentono profondamente svalorizzate e inesistenti ad immaginare il proprio corpo rigonfio e grasso. Vivono come umiliante la sensazione di aver “ceduto” alimentandosi, e come quasi scandaloso il fatto di essere viste mangiare. La perdita di peso è primariamente ottenuta tramite la riduzione della quantità totale di cibo assunta. Sebbene la restrizione calorica possa essere inizialmente limitata all’esclusione di cibi considerati ipercalorici, nella maggior parte dei casi questi soggetti finiscono per avere una alimentazione rigidamente limitata a poche categorie di cibi. In aggiunta possono essere messe in atto delle condotte di eliminazione, come nella bulimia, o la pratica eccessiva di attività fisica, allo scopo di perdere peso. L’intensa paura di diventare grassi non è mitigata dal decremento ponderale. Anzi, in molti casi la preoccupazione per il peso corporeo aumenta parallelamente alla perdita reale di peso. La percezione ed il valore attribuiti all’aspetto fisico ed al peso corporeo risultano distorti. I livelli di autostima sono fortemente influenzati dalla forma fisica e dal peso corporeo. La perdita di peso viene considerata come una straordinaria conquista ed un segno di ferrea autodisciplina, mentre l’incremento di peso viene esperito come un’inaccettabile perdita delle capacità di controllo e una intollerabile ferita alla propria immagine.

Progressivamente le ragazze manifestano come sintomo secondario l’amenorrea. La perdita delle mestruazioni è il segno che il corpo si difende strenuamente dall’eccessivo calo ponderale “risparmiando” ogni energia. E’ però anche il segno della immaturità, del non essere pienamente donna, capace di procreare. E’ un segnale di arresto della crescita psichica oltre che fisica.

Alcuni tipi di anoressia, che nasce quasi sempre restrittiva, si trasformano poi in anoressia/bulimia quando la fatica del controllo lascia il campo alla trasgressione. E’ allora che iniziano, anche per le anoressiche, le abbuffate che però oltre a non risolvere il problema non fanno altro che aggravarlo. La perdita del controllo sul cibo fa diminuire grandemente l’autostima così come il senso di colpa per aver ceduto. La persona si sente spregevole e criticabile.

L’anoressia nervosa si cura con interventi complessi e coordinati che vedono la partecipazione di più professionisti. A volte è utile affiancare ad una presa in carico individuale anche una terapia familiare; in alcuni casi gravi è anche necessario un ricovero ospedaliero ed è comunque fondamentale la collaborazione con un medico esperto nutrizionista.

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