DETTAGLI DIMENTICATI?

Obesità

Per quel che riguarda l’obesità, essa consiste in un condizione di sovrappeso del 20% o più rispetto al peso ideale definito da particolari tabelle peso/altezza. Ci si riferisce alle tabelle dell’indice di massa corporea che rappresenta un rapporto tra il peso e l’altezza e si calcola dividendo il peso espresso in kilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri.

Se una persona è alta 1,70 metri e pesa 70 kg il suo indice di massa corporea sarà 70:(1,7x1,7=2,89)=24,22 dunque nella norma.

Se tale risultato infatti da un valore compreso tra 18 e 25 si definisce il peso come nella norma. Se il risultato è inferiore a 17,5 si parla di sottopeso. Per i risultati tra 25 e 30 possiamo parlare di soprappeso mentre oltre 30 si parla di obesità.

Oltre ai problemi di salute, l’obesità può comportare anche difficoltà lavorative e relazionali. Spesso si associa ad un’immagine di sé negativa. Sappiamo infatti come la nostra società valorizzi la magrezza piuttosto che la pienezza delle forme e come le persone soprappeso siano poco considerate sia socialmente, che sul piano lavorativo, che della loro stesa credibilità.

Le persone obese hanno spesso fatto numerose diete. In genere tali esperienze sono state negative e a volte si è creato quel meccanismo di aumento/diminuzione/aumento di peso chiamato effetto jo jo che non ha fatto che confermare loro la loro incapacità a controllare l’alimentazione. E’ bene a questo proposito dire che in effetti gli studi più recenti sul tema dell’obesità non parlano più di dieta come mezzo per controllare il peso ma di cambio di stile di vita.

La parola dieta, già in se stessa, evoca infatti privazione, fatica, tempi lunghi, sofferenza, ecc. Tutte emozioni che non possono essere considerate positive per chi già vive una condizione personale di bassa autostima, di sofferenza e di disagio e che dovrebbe, per recuperare l’autostima, percorrere una strada irta di ostacoli, lunga e faticosa.

Gli interventi sulla obesità si stanno perciò spostando dal peso alla identità della persona e si lavora alla costruzione di una nuova idea di sé, andando alla scoperta di parti buone e positive che definiscano una  propria immagine di persona apprezzabile prima di tutto.

Questo lavoro non è dunque un lavoro sulla dieta e sulla alimentazione ma sulla mente, sulla propria storia e sulle proprie relazioni familiari, personali, di coppia, lavorative, ecc.

Se la persona scopre le ragioni attraverso le quali è diventata obesa,  che tradotto vuol dire le ragioni per le quali ha “scelto” l’obesità come compensazione alla propria sofferenza o come uscita ragionevole da una situazione psicologica difficile, o come “sacrificio” per una vita deludente o come “vendetta” per relazioni coniugali sconfortanti, ecc. ecc. allora inizierà a capire che può trovare altre strade per dire a sé e al mondo ciò che vuole dire e ciò che ormai ha la forza di dire.

Da ciò che abbiamo brevemente illustrato si può dedurre che la presa in carico della persona obesa è una presa in carico psicologica individuale che può però comportare anche un coinvolgimento della famiglia e spesso del partner. Allo stesso tempo è possibile affiancare all’intervento psicologico un supporto e controllo di un  medico specialista in nutrizione.

TORNA SU