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Insicurezza

Col termine insicurezza vogliamo parlare di alcune situazioni psicologiche che sempre più spesso si evidenziano in persone che non manifestano un vero disagio e/o malessere psichico ma che sentono di vivere delle emozioni, dei conflitti, delle incertezze, delle insicurezze appunto, che complicano la loro vita e le mettono in difficoltà.

Si tratta di persone che lavorano, che fanno una vita assolutamente normale, che non danno a vedere, se non forse a chi li conosce intimamente, il loro disagio. Che tuttavia è presente e si manifesta sotto diverse modalità e forme.

Alcune persone dichiarano di sentirsi confuse, di avere difficoltà a stare bene, di sentirsi sfiduciate, insicure, a volte in ansia. Si rendono conto che c'è qualcosa che non va nella loro vita ma non sanno cosa sia. Sono consapevoli che si tratta di un malessere personale perché, spesso, il lavoro li soddisfa, la loro vita di relazione è buona o almeno sufficiente tuttavia….. tuttavia c'è un disagio esistenziale, c'è una sensazione di qualcosa che confonde i pensieri, c'è il sentimento che si possa e si debba chiarire qualcosa della propria storia e dei propri pensieri e idee.

Si tratta di situazioni abbastanza comuni che le persone interessate non sono riuscite, da sole, a dipanare. E allora, quando il disagio si prolunga nel tempo impedendo loro, per esempio, di fare delle scelte, che pure esse sentono di dover fare, oppure le blocca in comportamenti che ripetono modelli non funzionali di cui queste persone sono ben consapevoli, allora in quel momento possono trovare la forza e il coraggio di chiedere aiuto.

In genere si presentano imbarazzate, un po' in ansia, quasi sentendosi a disagio di trovarsi in uno studio psicologico, loro che sono considerate così efficienti e affidabili e disponibili, ecc. ecc.

Solitamente sono persone positive, che si sono date da fare, che occupano spesso buoni o importanti posti di lavoro, che sono ben volute da tutti ma che, nonostante queste buone conferme sociali si sentono in crisi.

Hanno bisogno di ripensare la loro storia familiare, di mettere sotto una luce diversa i loro modelli teorici di riferimento, di provare a mettere in sintonia la loro memoria semantica (che idea ho di me, dei miei genitori, degli altri, ecc. ) con la memoria episodica (i fatti concreti, i racconti specifici sui loro rapporti con i genitori, con i colleghi, con i partners, ecc.).

Da questo confronto emerge quasi sempre che queste persone si sono costruite delle immagini un po' ideali del mondo che contrastano e configgono con l'esperienza reale che esse sperimentano tutti i giorni. E così rintracciando la costruzione di quelle immagini ideali si capisce quasi sempre il perché di quelle costruzioni e si può cominciare ad intravedere la strada per intraprendere qualche cambiamento, per smussare un po' gli angoli di immagini troppo perfette o edulcorate e costruire così una nuova idea di sé e della propria storia familiare e personale.

Una idea di sé dove la persona ritrova sue esigenze e diritti che aveva messo da parte provando, per la prima volta, a mettersi al centro della scena, in prima fila. E dandosi, per la prima volta il diritto di esistere prima degli altri, guardando alle proprie esigenze senza metterle sempre dopo quelle degli altri.

Il fatto stesso di essersi dati il permesso di chiedere aiuto è già un elemento fondamentale nel percorso di recupero di una dimensione individuale "normale" dove la disponibilità verso gli altri, il farsi carico di tante situazioni, il non voler pesare su nessuno, ecc. vengono superate attraverso il riconoscimento di condizioni di uguaglianza ed equilibrio più corretti tra se e gli altri.

Questo non sarà certamente un percorso contro gli altri ma per se stessi. Un percorso che farà ritrovare una giusta dimensione e una più corretta posizione a se stessi nel rispetto delle esigenze di tutti e perciò anche dell'interessato.

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