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Adolescenza

L’adolescenza è quella fase della vita che va da 13/14 anni a circa 19/20. Il periodo tra gli 11 e i 13 anni è definito preadolescenza. Si tratta di una fase cruciale dello sviluppo umano, una fase di transizione ma anche di costruzione di una più forte e chiara idea di sé. L’adolescenza è infatti il periodo in cui si passa dall’infanzia alla età adulta e si caratterizza dunque come una fase di grandi cambiamenti.

I cambiamenti più noti e più evidenti sono certamente quelli fisici e sessuali. Ma vi sono anche fondamentali cambiamenti cognitivi, morali e sociali.

I cambiamenti fisici e sessuali sono talmente evidenti e trasformativi che rappresentano spesso per l’adolescente motivo di grande attesa, preoccupazione, desiderio e paura.  A volte in pochi mesi, ma comunque in pochi anni, colui o colei che erano si sentivano e venivano visti ancora come dei bambini, si trasformano in giovani con un corpo completamente formato e diverso da quello precedente, con i caratteri sessuali ben definiti ed evidenti, con dei bisogni e dei desideri sessuali maturi.

Ne consegue che l’adolescente si ritrova a dover far fronte a tutta una serie di  nuove richieste provenienti sia dal proprio mondo interno, cioè dal proprio corpo e dalla propria mente, sia  dall’esterno e cioè  dai genitori, dagli adulti in genere e dalla società.

In questo complesso processo di crescita, l’adolescente si trova di fronte ad aspettative, bisogni, desideri, propri e degli altri, che rappresentano sia delle opportunità che dei pericoli, sia delle promesse che delle minacce, sia delle possibili soddisfazioni che delle possibili frustrazioni. Come muoversi per ottenere piuttosto che per perdere? Per soddisfare aspettative, bisogni e desideri piuttosto che per sperimentare delusioni, sconfitte e frustrazioni?

Un altro elemento essenziale è che l’adolescente vive una fase di ricerca e di costruzione di autonomia e di individuazione che sono assolutamente necessari per “diventare grande”. Ha estremo bisogno di provare a fare da solo, ha spesso necessità di opporsi a tutto e a tutti, come espressione e forma di autonomia.

Ciò è appunto una modalità di realizzazione del sè, è una espressione di potere e di autonomia, è un indice di libertà e di identità. Questi processi comportamentali sono spesso caratterizzati da rigidità e sogno, dal credere nel nuovo in modo forte e assoluto, dall’abbracciare alcuni ideali in maniera totale e, dall’altra parte, dal rifiuto del “vecchio”, del tradizionale, di ciò che ero e pensavo in maniera altrettanto assoluta.

Tutto ciò può creare conflitti e incomprensioni soprattutto con i genitori, come con i fratelli e le sorelle, con gli adulti in genere e con i professori in particolare. Su questi ultimi è però utile dire che a volte qualcuno di loro, particolarmente sensibile e comprensivo col quale l’adolescente ha instaurato un rapporto privilegiato, diventa un punto di riferimento, una figura da imitare e da seguire, una persona da ascoltare e con cui identificarsi.

I conflitti più aspri, come appena accennato, ci sono in genere con i genitori. La cosa è abbastanza normale: i genitori sono infatti le figure con cui i bambini si sono identificati, che hanno visto come i punti di riferimento e di sicurezza. Entrando in adolescenza è inevitabile per il ragazzo/a sentire come i propri genitori, pur amati, non siano né santi né perfetti; anzi spesso sbagliano e possono diventare ostacoli alla propria realizzazione mettendo in discussione e contrastando le proprie scelte. Così ciò che fino ad allora il bambino aveva considerato giusto e da rispettare oggi per l’adolescente è da criticare e rifiutare. Le figure che erano state oggetto di ammirazione e di identificazione oggi diventano superate e non più al passo coi tempi.

Accade poi che come l’adolescente si sente arrabbiato e incompreso ritenendo che i propri diritti, valori e comportamenti trovino eccessive forme di opposizione e di non riconoscimento, lo stesso avviene per i genitori. Questi a loro volta rischiano di non capire più il loro figlio/a, di non riconoscerlo e di non apprezzarlo come prima. Possono dover constatare che quel bambino/a così affettuoso e disponibile è diventato arrogante e presuntuoso e, oltretutto, crede improvvisamente di sapere tutto e valuta poco, se non nulla, le loro ragioni di genitori.

Questa doppia incomprensione in genere viene superata con litigi, baruffe, scontri, riappacificazioni, nuove capacità di ascolto, nuove capacità di accettazione delle differenze, riconoscimento dei cambiamenti, dei gusti e dei valori. Può però anche succedere che le tensioni e le incomprensioni prevalgano sulla capacità di ascolto e di accettazione del cambiamento e allora il disagio che tutto ciò può provocare porta a vari e diversi scenari che qui possiamo solo accennare.

Questi scenari di disagio possono concernere in primo luogo l’adolescente ma spesso coinvolgono anche i genitori, sia nella loro struttura di coppia che, qualche volta, in un disagio personale di uno dei due genitori. (vedi anche Difficoltà genitoriali )

Per quel che riguarda gli elementi di disagio dell’adolescente, essi possono concernere i comportamenti e dunque manifestarsi con eccessiva oppositività e trasgressione sia in famiglia che a scuola, che nel sociale. Tali atteggiamenti possono arrivare fino a diventare trasgressivi della legge e quindi comportare interventi delle autorità.

Per quanto riguarda la frequenza scolastica, si possono determinare situazioni di rifiuto della scuola, delle regole e dei professori; tutto ciò si può concretizzare attraverso la messa in atto di assenze ingiustificate, mancanza o assenza di impegno nello studio, decisione di abbandonare la scuola. Oppure può manifestarsi anche una crisi di fiducia nei propri mezzi che, andando a  coinvolgere la frequenza scolastica,diventa problematica sul piano dell’ansia e della paura di non essere all’altezza. Tutto ciò a volte si presenta come “non ho più voglia di studiare”.

Relativamente alla socialità e alle amicizie, il ragazzo/a può scegliere di cambiare completamente tipo e caratteristiche delle persone frequentate, rifiutare o non essere più interessato ai “vecchi” amici. Questo può determinare la scelta di frequentazioni intense e profonde con compagni completamente diversi da quelli precedenti. Ciò provoca di solito preoccupazione e paura nei genitori che non capiscono questi cambiamenti repentini di stile e di valori.

Altre situazioni di difficoltà concernono un disagio più psicologico ed interiore che si manifesta con una eccessiva introversione, con l’isolamento dai compagni, con uno stato di grave insicurezza che, nei casi di maggior disagio, può arrivare ad avere caratteristiche depressive.

Il ragazzo/a, fino ad allora sereno e socievole, diventa introverso e “musone”, se ne sta nella sua stanza, ascolta da solo la sua musica preferita, sta su internet per ore e ore o si perde in giochi elettronici con interlocutori virtuali.

Il malessere si può esprimere anche attraverso l’uso di sostanze quali droghe e/o alcool oppure con problemi con l’alimentazione quali anoressiabulimia, abbuffate o alimentazione particolare (per es. diete a base di alcuni alimenti con eliminazione di altri in maniera rigida e assoluta, e così via).

Per quanto concerne l’uso di sostanze è molto comune un uso eccessivo di alcool con sbornie e conseguenti pericoli per l’incolumità del ragazzo/a nella guida di moto e auto o l’uso di altre sostanze quali hashish e  marijuana o ancora uso di droghe sintetiche specialmente in occasione di feste, frequenza di luoghi di svago e di divertimento, viaggi, ecc. (vedi Dipendenze)

Gli elementi di disagio per i genitori possono concernere l’insorgere di una crisi di coppia che probabilmente covava in precedenza ma che viene allo scoperto per i conflitti e le incomprensioni dei coniugi nei confronti dell’atteggiamento da assumere nei confronti del figlio/a adolescente. (vedi anche Problemi di coppia). Altri elementi di disagio per i genitori possono essere il riaffiorare di problematiche personali legate alla storia individuale di ognuno con la propria famiglia d’origine che vengono riattivati dalle situazioni e dalle tensioni con i propri figli.

Fortunatamente l’adolescenza, pur se considerata come un periodo non facile, non è tuttavia una malattia ma una fase della vita di tutti. Come tale pertanto può essere affrontata e superata positivamente sia per l’interessato/a che per i suoi genitori e la sua famiglia portando tutti in una nuova e più matura dimensione familiare.

Gli interventi sui problemi dell’adolescenza possono concernere sia interventi individuali sul ragazzo/a che interventi su tutta la famiglia e qualche volta anche con interventi di supporto alla coppia.

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