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Omosessualità

omosexEssere omosessuali significa sentirsi  attratti sessualmente, emotivamente, affettivamente da una persona del proprio stesso sesso. Un maschio omosessuale viene definito gay, una donna omosessuale lesbica.

L’omosessualità ha rappresentato da sempre, in quasi tutte le culture e i Paesi, un problema. A volte un problema sociale: omosessualità lecita e riconosciuta versus omosessualità illecita e negata. Oppure un problema religioso: omosessualità come peccato. Oppure un problema scientifico: l’omosessualità come malattia l’eterosessualità come normalità. Solo recentemente è diventata anche un problema politico: quali diritti la società e lo Stato riconoscono 0 dovrebbero riconoscere agli omosessuali e ai loro rapporti di coppia?

Già da queste poche premesse è facile capire come si tratti di un tema molto complesso, che non ha trovato facili soluzioni, anzi che alimenta dibattiti, scontri, divisioni.

Esiste una teoria condivisa sulle origini e le cause della omosessualità? Sulla base di ciò che si sa a livello scientifico oggi la risposta a questa domanda è : non esistono cause note e condivise della condizione omosessuale.

Le teorie di origine psicoanalitica che vedevano, per esempio, l’omosessualità maschile come il risultato di un contesto familiare in cui a un padre assente e/o poco autorevole si affiancava una madre potente e presente non sono più considerate da tempo corrette e attendibili. Sono state constatate troppe situazioni come quelle appena descritte che non hanno tuttavia prodotto figli omosessuali e altrettante situazioni assolutamente diverse e opposte (con la presenza di un padre forte e autorevole e di una madre fragile e assente)  dove invece ci sono stati figli omosessuali.

Esistono altre teorie legate alla genetica ma anche queste non sono mai state supportate da evidenze scientifiche certe.

La risposta alla domanda: perché sono omosessuale è dunque: non si sa.

Dati recenti indicano nel 5% della popolazione italiana coloro che si definiscono omosessuali.

Se non sono note le origini e le cause della omosessualità sono tuttavia tristemente note le conseguenze negative vissute da queste persone a livello di stigma sociale. Molte società usano termini dispregiativi per definire la persona omosessuale e ciò non fa che consolidare la diversità percepita e l’emarginazione sociale e lavorativa degli omosessuali.

 Quando e come si  riconosce la propria omosessualità?

Intanto è utile dire che la consapevolezza e il riconoscimento di tale condizione individuale è sempre più precoce. Probabilmente ciò è dovuto a molti fattori sia sociali che culturali ed è favorito dal fatto che le battaglie delle persone omosessuali e delle loro famiglie per il loro riconoscimento sociale e giuridico hanno reso il contesto sociale più disponibile e tollerante.

Secondo Cass (1979) il processo di accettazione della omosessualità attraversa le seguenti fasi:

  1. Confusione. (il coming out, cioè la rivelazione della propria condizione non è ancora avvenuto). Il soggetto è investito da sentimenti ed emozioni contrastanti relativamente alla propria attrazione sessuale rispetto a membri del proprio sesso e del sesso opposto e vive uno stato di non chiarezza.
  2. Confronto. (è in questa fase che la persona fa coming out, rivela cioè la propria condizione in genere a un amico o a un familiare). Il soggetto ha avuto la possibilità di confrontarsi con altre persone su questo argomento e si è costruito una idea abbastanza chiara del proprio orientamento sessuale
  3. Esplorazione. Il soggetto ha cominciato a sperimentare esperienze affettive e  sessuali con partner del proprio sesso, ha approfondito la conoscenza di altri soggetti omosessuali, frequenta ambienti omosessuali, legge riviste specializzate, ecc.
  4. Accettazione. Il soggetto ha fatto pace con se stesso e con i dubbi e le paure della sua condizione sessuale e ci convive.
  5. Orgoglio. Il soggetto riconosce e difende, anche in pubblico e nei diversi ambienti che frequenta, la condizione omosessuale sua e  degli altri. Partecipa attivamente alla difesa della condizioni sociali, politiche, affettive, lavorative delle persone omosessuali.

 Si tratta di un processo lungo e complesso che presenta notevoli variabilità sia sul piano individuale, che familiare che sociale.

 Il coming out (la rivelazione)

Si tratta di un fatto molto delicato, personale, specifico di quel particolare individuo che vive in quella sua particolare famiglia e in quel determinato contesto sociale e culturale. E’ intuibile come sia impossibile definire delle regole di un processo di presa d’atto della propria condizione sessuale e della sua rivelazione nel caso essa sia di omosessualità. Ovviamente il problema della rivelazione si pone solo per la condizione omosessuale. Nessuno ha bisogno di fare coming out della propria condizione di eterosessuale. Siamo in una società dove ciò rappresenta la “normalità”. Non è necessario comunicarla. L’omosessualità invece può o deve o è utile o necessario sia comunicata perché esce dal percorso tradizionale delle cose e mette in discussione l’identità e la possibilità della persona omosessuale di esistere con le proprie specificità  e di essere accettata nei diversi ambienti in cui vive e lavora.

Come si sentirà l’individuo che fa questa rivelazione? Come reagiranno i suoi famigliari? E i suoi amici? E i suoi conoscenti? Ed è sufficiente che i famigliari reagiscano bene perché la persona si senta tranquilla e accolta o permarranno sensi di colpa e sofferenza? E se addirittura i famigliari avranno difficoltà ad accettare la sua condizione sessuale come reagirà l’individuo? Troverà da solo o con qualche amico le risorse psicologiche per reagire e per costruire il proprio equilibrio psichico?

Ecco come viveva la sua omosessualità un grande poeta e intellettuale come Pier Paolo Pasolini:

Io ho sofferto il soffribile, non ho mai
accettato il mio peccato, non sono mai
venuto a patti con la mia natura e non
mi ci sono neanche abituato. Io ero
nato per essere sereno, equilibrato e
naturale: la mia omosessualità era in
più, era fuori, non c’entrava con me.
Me la sono sempre vista accanto
come un nemico, non me la sono mai
sentita dentro... Fu a Belluno, quando
avevo tre anni e mezzo [...] che io
provai per la prima volta
quell’attrazione dolcissima e
violentissima che poi mi è rimasta
dentro sempre uguale, cieca e tetra
come un fossile.

Pier Paolo Pasolini

Lettera a Silvana Mauri, 10-2-1950

Il lavoro psicologico con la persona omosessuale è un lavoro di sostegno all’accettazione della sua condizione esistenziale e alla definizione del proprio sé e del suo equilibrio psichico. Tale lavoro può essere svolto sia a livello individuale che famigliare. Ovviamente molto dipende  dall’età del soggetto che chiede aiuto. Più il soggetto è giovane e più sarà necessario il coinvolgimento della famiglia più l’individuo è adulto e indipendente e meno (in linea di massima) tale necessità sarà impellente.

 Le cosiddette teorie riparative

 Qualche decennio fa (all’inizio degli anni ’90) nacque negli Stati Uniti una teoria sulla riparazione psicologica della condizione omosessuale. Tale teoria, peraltro non supportata da alcuna evidenza scientifica che ci sia qualcosa da riparare nella persona omosessuale, non è difesa da alcuna associazione scientifica a livello internazionale e anzi tutte le associazioni e gli ordini degli psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, ecc. del mondo  ne contrastano il valore e le azioni e ne negano ogni fondamento scientifico.

Peraltro già dal 1973 l’APA (American Psychiatric Association) nel pubblicare il proprio Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM III) aveva tolto l’omosessualità dalla lista dei disturbi mentali sostenendo appunto che l’omosessualità non è patologica.

A ciò si aggiunga che Il Codice Deontologico degli psicologi, all’articolo 4, afferma qualcosa di inequivocabile. Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi.

Cosa vuol dire? Che lo psicologo non interviene per cambiare le condizioni dei suoi pazienti in termini di valori, religione, idee politiche, orientamento sessuale……. egli le rispetta e si astiene da interventi lesivi di tali condizioni personali.

Per maggiori informazioni a questo proposito vedi il sito web www.noriparative.it

 L’omosessualità e la famiglia

 Sebbene il mondo stia cambiando e stia andando verso una sempre più chiara accettazione delle diverse scelte sessuali degli individui la famiglia, o perlomeno alcune famiglie, possono avere ancora difficoltà ad accettare pienamente da subito il proprio famigliare omosessuale. Ciò dipende ovviamente da moltissimi fattori: individuali, sociali, culturali, ecc.  e può dunque essere necessario aiutare e sostenere il soggetto omosessuale nel percorso di rivelazione della propria condizione ai familiari al fine della sua completa accettazione in un percorso dove tutti trovino il proprio equilibrio e la propria serena collocazione. Lo stesso aiuto può essere evidentemente concesso alla famiglia o ad alcuni dei suoi componenti per aiutarli a capire cosa sta succedendo nelle loro relazioni affettive e nel loro mondo familiare alla luce della presenza di un componente omosessuale e dell'impatto che tale condizione crea su di loro.

A volte l’accettazione del familiare è avvenuta ed è acquisita ma permane un problema per l’accettazione del compagno/a . Oppure rimangono aspetti nascosti di fastidio e di sofferenza quali quelli espressi da questo breve scritto di Roland Barthes che illumina in profondità alcuni lati oscuri del tema:“Se si vedono due omosessuali,o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano,si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il “risveglio felice

(M.Foucault,1978)

 Relativamente al contesto famigliare e al ruolo della famiglia rispetto ad un proprio membro omosessuale vedi il sito dell’associazione genitori di omosessuali www.agedonazionale.org dove sono reperibili moltissime informazioni e altrettante storie vissute.

 

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