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Lutto

luttoPer lutto si intende una condizione di sofferenza, a volte grave, a volte molto grave e a volte intollerabile e incontrollabile causata da una perdita. Normalmente nel parlare comune si intende con questo termine la perdita relativa a una persona. In realtà possiamo considerare una condizione di lutto qualsiasi perdita, non solo dunque quella di una  persona fisica ma anche quella di un legame, di un obiettivo, di un ideale, di un lavoro, di un animale domestico.

Il lutto rappresenta una condizione emotiva piuttosto comune. Tutti, prima o poi, subiamo delle perdite. E’ una caratteristica della condizione umana. Tuttavia come tante altre cose che ognuno di noi sa bene e di cui, razionalmente, ci si rende ben conto, spesso non si è in grado di affrontare il lutto con quello spirito che ci permetta l’uscita da quella condizione di sofferenza senza troppi danni.

Intanto ci sembra utile fare una premessa filologica che ci servirà poi a spiegare meglio alcune modalità comportamentali che aiutano il superamento del lutto. Lutto è una parola che deriva dal latino lugeor che significa piangere. Dunque il lutto e il pianto sono strettamente legati. Vivere un lutto vuol dire, dunque,  piangere. Ciò appare molto importante se si pensa che in alcuni contesti socio culturali piangere è considerato una cosa disdicevole, negativa, quasi fosse un segno di debolezza. E così a qualcuno che piange può venir detto che piangere è inutile, che tanto non serve a niente, che non cambierà le cose e così via.

Così la persona sofferente oltre che essere addolorata e infelice si deve anche sorbire il senso di colpa di essere debole e “infantile”. Oltre che vivere una condizione di dolore e di sofferenza vive in sovrappiù una condizione di isolamento, di incomprensione e di solitudine.

Piangere per un lutto è invece assolutamente normale e sano. Sul tema del pianto si tenga conto che se nell’evoluzione della specie abbiamo mantenuto questo comportamento ci deve essere un buon motivo che ha aiutato l’evoluzione e la sopravvivenza. Il buon motivo, secondo noi, è che attraverso il pianto segnaliamo la nostra condizione di dolore e di conseguenza segnaliamo anche il bisogno di aiuto e di conforto. Chi accoglie questo segnale ci appare vicino e amico, chi si limita a razionalizzare il nostro dolore rischia di essere vissuto come lontano e poco disponibile.

Parliamo ora di lutto relativo a perdite inerenti un legame oppure un obiettivo di vita o anche un lavoro. Si tratta di lutti importanti che hanno un valore significativo e a volte altrettanto importante che una perdita per decesso di una persona cara.

Pensiamo dunque a una separazione coniugale o alla fine di una relazione amorosa. La rottura di quel legame rappresenta una condizione di lutto perché si interrompe una relazione vitale. Una relazione che permetteva al soggetto di sentirsi sicuro e appagato. Che lo faceva sentire amato, desiderato e dunque importante. La perdita del partner è dunque non solo la perdita dell’altro ma l’infrangersi di una idea di sé positiva, la rottura di una immagine di sé buona e valida. Quando non si riesce a sopportare questi tipi di eventi vuol dire che ci sono delle grosse fragilità sul piano della propria autostima e della propria idea di sé come persona di valore e dunque capace di “sopravvivere anche da sola”  o almeno capace di trovare un’altra relazione soddisfacente.

Riflettiamo ora invece su un altro tipo di perdita, quale un ideale o un certo lavoro. Per ideale pensiamo a un atteggiamento di una persona che si è sempre vissuta come buona e disponibile ma che ha dovuto constatare come nella vita recente le sia capitato di sentirsi “tradita” da persone che le parevano essere amiche e che invece ha scoperto come approfittatrici e meschine. Per lavoro intendiamo una attività che il soggetto ha sempre svolto con passione e competenza ma che poi, per diverse ragioni, ha perso. Può essere capitato che la ditta ha chiuso o che lui sia stato esautorato o cambiato di mansione e che qualcun altro abbia preso, a suo dire ingiustamente, il suo posto.

Si tratta, nei due casi, di situazioni che possiamo definire di lutto perché la persona ha perso qualche elemento vitale e identificatorio. In questi casi la crisi è sopravvenuta perché è cambiata sia oggettivamente che soggettivamente la percezione di sé e l’idea stessa di sé. Ciò costringe a riflettere sulla propria identità e sulle proprie aspettative, sui propri valori e sulle proprie sicurezze e insicurezze e di conseguenza a valutare cosa si è fatto per costruire quei valori e aspettative ma soprattutto si viene chiamati a riflettere su come costruire, per il futuro, una nuova e più idonea  idea di sé.

Se durante questo percorso che è spesso difficile e complicato, il soggetto trova ostacoli e eccessive difficoltà può farsi aiutare a capire cosa, nella sua mente e nella sua vita emotiva, lo intralcia e lo rallenta così da superare tali intralci più velocemente e con minor sofferenza.

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