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Mobbing

mobbingMobbing è una parola di origine inglese che deriva dal verbo to mob che vuol dire assalire, molestare, fare angherie. E’ tuttavia ormai entrato nel linguaggio italiano comune come sinonimo di comportamenti aggressivi, violenti (a volte anche sul piano fisico ma più generalmente sul piano verbale e comportamentale) di un singolo o di un gruppo nei confronti di uno o più membri dello stesso gruppo e/o comunità.

Oggi il mobbing è agito e segnalato soprattutto negli ambienti lavorativi ma si segnala anche in ambito scolastico. In questo caso  prende il nome di bullismo.

La persona “mobbizzata” vive le relazioni con i membri del suo gruppo o in particolare con alcuni individui, come esperienze caratterizzate da comportamenti di aggressione,  di umiliazione,  spesso incomprensibili perché non ne percepisce la ragione e la razionalità con conseguente perdita di identità e di ruolo personale e professionale. Ciò provoca  conseguenze di varia gravità sia sulla sua autostima, sia sulla sua capacità di lavoro, sia sul proprio livello di umore. In specifico il mobbing in ambito lavorativo ha spesso la finalità di distruggere la fiducia della persona in se stessa causando così quegli errori e/o  quei ritardi nell’esecuzione delle mansioni  che poi vengono rimproverate a sostegno del giudizio negativo e svalutante. La persona che è oggetto di mobbing si trova dunque  in una condizione di incertezza e di paura senza capire bene le motivazioni e le condizioni in cui tale condizione si è creata.

Le reazioni a tali aggressioni sono diverse e varie. L’individuo “mobbizzato” può tentare di lavorare di più e meglio ma niente è mai sufficiente ad accontentare il gruppo degli aggressori che aumentano la dose e l’intensità degli insulti, delle derisioni e della svalutazioni. Oppure può provare a chiedere e a discutere sentendosi però rispondere che il problema è lui non gli altri e dunque si ritrova da solo contro molti in una condizione poco difendibile.

Altre reazioni possono essere quelle di ribellarsi e di aggredire a propria volta ma la lotta è quasi sempre impari perché gli altri sono più numerosi e coalizzati.

Così si assiste a quella che viene definita una escalation cioè un aumento continuo e incessante di tensione e di paura con conseguenze gravi sul piano psicologico. L’individuo sente di non star bene, si rende conto di essere oggetto di angherie e aggressioni ma non capendone le ragioni e il contesto rischia di rivolgere contro di sé la sua rabbia. Rischia cioè di credere a ciò che viene detto di lui: che non vale niente, che è un fallito, che non sa fare bene il suo lavoro. A volte la sofferenza è così forte che la persona, per sottrarsi a tale situazione, si licenzia con gravi  danni alla sua condizione economica e sociale.

Soprattutto, in questi casi, ne esce sconfitto con un abbassamento dell’autostima e una probabile crisi di identità.

Conseguenze del mobbing possono essere anche, a causa dell’aumento dell’ansia, la necessità di  assunzione di farmaci o l’utilizzo di forme di autocura come l’aumento della dipendenza da tabacco, l’aumento dell’uso di alcol e droghe. Inoltre non dimentichiamo l’aumento della conflittualità di coppia e familiare dove l’individuo prova a scaricare parte dell’ansia e della tensione accumulata creando spesso situazioni di ulteriore e serio malessere nei propri congiunti.

 Che fare?

Per prima cosa la persona oggetto di mobbing dovrebbe non restare da sola. Ciò significa che deve innanzitutto diventare consapevole di ciò che sta vivendo e parlarne sia con i propri familiari, sia con altri membri del contesto lavorativo quando ciò è possibile.

Oltre a ciò sarebbe molto importante rivolgersi a un sindacato e/o ad associazioni di aiuto e di tutela dei lavoratori. Questo è un passo essenziale per non perdere la propria dignità perché lottare e farlo consapevolmente sostiene l’autostima e fa sentire la persona viva e degna.

Un terzo elemento può essere quello di chiedere un aiuto al proprio medico per una valutazione delle conseguenze che tali comportamenti aggressivi possono aver provocato sulla salute del soggetto. Ricordiamo sempre che alcuni malesseri fisici, di varia natura, hanno spesso origine psicologica e relazionale. Pensiamo al mal di testa, ai dolori addominali, a difficoltà respiratorie, ad un aumento della facilità con cui la persona si ammala. Le difese immunitarie sono particolarmente sensibili alla salute psicologica e quando il soggetto è fragile sul piano psichico anche le comuni malattie diventano più aggressive.

Infine esiste anche l’aiuto psicologico. L’individuo può valutare se sia utile consultare uno psicologo, parlare del proprio malessere e della propria crisi e così rinforzarsi per affrontare con più sicurezza e convinzione le “battaglie” che la vita gli presenta. Questo ultimo ma non meno importante aspetto della reazione al mobbing è fondamentale per definire meglio se stessi e in questo modo darsi gli strumenti per essere chiari e consapevoli nell’osservare le cose che capitano con sufficiente obiettività e competenza. Il sostegno psicologico aiutando la persona a conservare la propria autostima e offrendo al soggetto strumenti psichici di autodifesa è fondamentale per la salute mentale del soggetto.

In questo modo il rafforzamento psicologico non solo sarà importante per affrontare il mobbing con maggiori strumenti ma sarà molto utile anche per la vita relazionale ed emozionale del soggetto in tutti gli ambiti della sua vita.

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