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Timidezza

Timidezza è un termine che deriva dal latino “timere” verbo che è facile tradurre perché è praticamente uguale all’italiano temere. Il timido dunque esprimendo atteggiamenti di timidezza esprime timore, dunque paura, insicurezza, preoccupazione nei confronti del mondo circostante che egli sente e vive come pericoloso. Allo stesso tempo il timido esprime anche insicurezza, paura e timore nei confronti di se stesso, nei confronti cioè della idea di sé come persona in grado di comunicare, relazionarsi ed eventualmente competere in maniera adeguata alla situazione. La timidezza, come tutte le altre definizioni prima richiamate (insicurezza, paura, preoccupazione) è una caratteristica piuttosto diffusa e presente in tutti gli ambienti sociali, scolastici, lavorativi, ecc.

Cosa c'è allora che non va nell'essere timidi? La risposta più logica che verrebbe da dare è: nulla.

Ma cosa succede se la timidezza si trasforma e ci fa irrigidire in una forma di inibizione personale e relazionale?

I vissuti e i comportamenti di timidezza hanno come conseguenza praticamente inevitabile la produzione di ansia. Come detto in altre parti di questo sito, l’ansia è una paura esagerata e immotivata rispetto al pericolo che la produce. Aver paura se ci si perde in un bosco è una reazione normale, così come aver paura di dover sostenere un esame o una prova difficile, ma avere ansia per dover andare in bagno in un luogo pubblico o per dover chiedere un'informazione rappresentano comportamenti che impediscono e ostacolano il sereno trascorrere della quotidianità in compagnia di se stessi e degli altri.

La timidezza, in tali situazioni infatti, crea disagio a chi la vive e preoccupazione a coloro che gli stanno intorno. Familiari e amici danno a volte suggerimenti e consigli su come affrontare e superare queste inibizioni: non devi avere paura, devi essere sicuro di te, devi fregartene, non devi dare retta alle critiche, ecc. ecc. Si tratta tuttavia di suggerimenti che non funzionano quasi mai. Siccome non funzionano quasi mai essi diventano spesso inutili se non dannosi. Inutili perché non risolvono il problema, dannosi perché rischiano di far sentire l’interessato ancora più incapace e insicuro.

La timidezza inibitoria è una caratteristica di persone che hanno “imparato” di valere poco. Hanno cioè sperimentato nella loro famiglia d’origine e nelle relazioni con le principali figure di attaccamento che il mondo è pericoloso, che non ci si può né ci si deve fidare di nessuno, che nella vita tutti cercano di fregarti e che tu non sei in grado di difenderti e di superare tali difficoltà. L’ambiente di vita (la famiglia) ha quindi di fatto contribuito a costruire nella persona una rappresentazione di sé come timida, insicura e impaurita che con i propri comportamenti e le proprie paure ha confermato tale difficoltà manifestando inoltre l’impotenza a difendersi e a far valere i propri diritti e le proprie esigenze. Il contesto di vita della persona “timida” è stato dunque un contesto dove avevano quasi sempre ragione gli altri, dove lui/lei aveva sempre torto e non veniva mai difeso/a anche quando la situazione era chiaramente a suo favore.

Non potendo pensare da subito che in realtà fossero i suoi familiari a essere insicuri, il bambino è stato costretto a ritenere che fosse dunque vero ciò che gli veniva prospettato: cioè il mondo è cattivo, che tutti ti vogliono fregare e tu non puoi nulla.

Cosa fare dunque? Anche per la timidezza inibitoria vale ciò che abbiamo detto per l’ansia e lo stress, per l’insicurezza e per l’autostima. E’ necessario ripercorrere la storia della propria infanzia, analizzando le caratteristiche di coloro che ci hanno allevato e insegnato a vivere e capirne i valori, le paure, le storie. In questo modo si relativizza tutto e ciò che appare ad un certo punto come una caratteristica “innata” di un individuo diventa invece il prodotto di un apprendimento specifico e di assunzione di modelli di comportamento particolari. Così come si è prodotta la timidezza, allo stesso modo se ne possono capire le ragioni e di conseguenza superarla. E’ un percorso facilmente percorribile e che da ottimi risultati in tempi abbastanza brevi.

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