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F.A.Q.

Domande, dubbi e idee frequenti

Si indicano alcune delle domande, dei dubbi e dei pensieri che riteniamo essere molto frequenti e comuni e che tuttavia, pur molto diffusi e condivisi, rappresentano spesso delle domande irrisolte, dei dubbi che producono incertezza e sofferenza oppure dei pensieri non sempre corretti e rispondenti al vero.

Si può definire psicoterapia quella attività di riflessione, di confronto e di analisi che l’individuo fa rispetto ai propri pensieri, comportamenti, sofferenze, incertezze, paure, ecc. con la guida e il supporto di uno specialista appositamente formato.

La psicoterapia è di competenza dello psicologo e del medico che abbiano fatto una formazione specifica e mirata a quel tipo di cura psichica. Se volessimo definire con una metafora la psicoterapia potremmo dire che è un viaggio nella propria storia personale che permette di analizzare e di dare una nuova valutazione a persone, fatti, episodi, relazioni, emozioni, paure che il soggetto vive o ha vissuto e con le quali ha avuto rapporti

La psicoterapia permette di analizzare ed eventualmente  modificare o precisare  alcune idee e concetti di sé, del mondo e  degli altri che la persona ha costruito nel corso della propria vita.

Tale processo di revisione del passato permette di osservare sotto una nuova luce quanto accaduto o anche  scoprire aspetti sottovalutati, nascosti o dimenticati della esperienza personale così da permettere una ristrutturazione complessiva dei propri modi di vedere le cose, se stessi e gli altri. Ciò ovviamente, specialmente in riferimento a cose, fatti e persone che hanno rappresentato elementi e occasioni di malessere e sofferenza.

La psicoterapia procede attraverso le parole e soprattutto le emozioni che il soggetto, aiutato e guidato dal terapeuta, vive sia nella e durante la  seduta sia dopo la seduta stessa nel corso della sua vita quotidiana.

Ci sono molti tipi di psicoterapia. Alcuni si definiscono di tipo analitico o psicoanalitico e rappresentano i tipi di psicoterapia più lunghi. Possono durare anche diversi anni impegnando il paziente almeno una volta la settimana.

Quindi è possibile affermare come la durata della psicoterapia può essere variabile.

La maggior parte delle psicoterapie che seguono altri approcci e che noi proponiamo (cognitivo, comportamentale, sistemico, narrativo, ecc.) sono invece psicoterapie definite brevi.

Hanno una durata che va da 20 sedute nell’arco di sei mesi ad un numero maggiore per un tempo che può raggiungere un anno o più.

Le sedute si tengono in genere una volta la settimana nei primi mesi e si distanziano poi ogni due o tre settimane per avere una cadenza mensile nella parte finale del percorso.

Ogni seduta dura circa 45/50 minuti.

Questa idea è molto diffusa e nasce dal presupposto che la nostra vita psichica sia una questione assolutamente individuale e che dunque deve essere affrontata individualmente pena il non sentirsi normali o sani o forti, ecc. Le persone che pensano ciò a volte fanno fatica anche ad andare dal medico per malesseri fisici perché anche quelli sono vissuti come intollerabili o comunque da superare non dandoci peso e importanza. Capita però anche che invece i malesseri fisici siano vissuti come reali, contrariamente a quelli psichici (che sono considerati delle stupidaggini) e di conseguenza curati dal medico.

In realtà è utile andare dallo psicologo innanzitutto per capire e poi eventualmente per farsi aiutare a cambiare quando le condizioni della vita quotidiana, delle relazioni di coppia e familiari sono tali da provocare sofferenza, incapacità ad affrontare taluni compiti, pensieri ossessivi e ricorrenti, stato di tristezza e di mancanza di voglia, ecc.

Certo quando la persona è in grado da sola o con l’aiuto di un familiare, un amico o altra figura significativa di capire e di elaborare la propria sofferenza andare dallo psicologo non è necessario in senso stretto. Ma quando gli interventi di cui sopra non hanno ottenuto gli effetti desiderati e la sofferenza continua perché intestardirsi nel volercela fare da soli?

Perché non darsi il diritto e il permesso di valere anche se si sta passando un periodo difficile? Perché pensare di valere e di esistere solo se non ci sono mai problemi?

Perché continuare a soffrire pur di non farsi aiutare?

Probabilmente perché nella storia di quella persona ci sono stati dei modelli di relazione e di identificazione rigidi, poca attenzione alle emozioni e ai sentimenti, molto senso del dovere e solo dopo, molto dopo, senso del piacere, possibilità di concedersi qualcosa.

In questi casi andare dallo psicologo vorrebbe dire invece accettarsi anche con qualche “limite”, volersi bene anche se non ci si percepisce come “perfetti”.

Intanto sarebbe utile confrontarsi su cosa siano i matti. La definizione di malattia mentale è molto complessa, lunga da definire e spesso si tratta di definizioni controverse. Per fare prima possiamo dire cosa non sono i matti.

Non è matto un soggetto che vive condizioni di tristezza, che pensa di valere poco e ritiene che gli altri siano sempre più (intelligenti, sicuri, capaci, ecc) di lui.

Non è matto chi vive sentimenti di insicurezza e si sente in imbarazzo ad entrare in un posto nuovo, ad allontanarsi da casa, ad andare in bagno in un luogo pubblico e tutto ciò gli provoca ansia. L’ansia è quella sensazione di malessere che si vive soprattutto a livello corporeo con difficoltà a respirare liberamente, che fa viaggiare il cuore a mille all’ora, che fa venire mal di pancia e desiderio di scappare da quel posto o che impedisce o rende faticoso uscire di casa o andare a lavorare.

Non è segno di pazzia fare cattivi pensieri o avere difficoltà a sostenere delle relazioni sociali o lavorative che a volte fanno star male e mettono in crisi.

Tutte queste emozioni sono normali. Tutti viviamo delle situazioni di questo tipo. Tutti. Solo che in alcuni esse sono più accentuate, o più frequenti, o più intense. Ma si tratta di sensazioni umane e in quanto tali assolutamente normali.

Se si va da uno psicologo per capire e modificare tali vissuti non si è dunque matti ma semplicemente si sta passando un periodo difficile, un momento critico, delle relazioni complicate. Lo psicologo ci aiuterà prima a contestualizzare e a capire poi ci guiderà verso il cambiamento per riacquistare l’equilibrio e la serenità di cui abbiamo bisogno.

Attualmente una seduta individuale costa € 75 e una seduta di coppia o familiare € 100.

Se si fa una consulenza di 4 sedute parliamo di € 300 o di € 400 da cui il cittadino può detrarre il 19% come spesa sanitaria.

Una psicoterapia individuale di 25 sedute costa dunque € 1.875 che col rimborso fiscale del 19% (€ 356,25) fa un totale di €.1518,75.

Una psicoterapia di coppia o familiare di 15 sedute costa €.1500 che diventano €.1215 col rimborso fiscale.

In effetti a volte capita proprio così. Il tempo, le riflessioni, il dialogo, il confronto e a volte anche gli scontri permettono di capire meglio il valore e il senso che una persona attribuisce a determinate cose e così spesso aiutano a superarle.

Può tuttavia anche accadere che tutto l’impegno profuso nel superare da soli la sofferenza e la condizione di disagio non portino a stare meglio. A volte succede addirittura che le iniziative individuali, pur lodevoli e attuate a fin di bene, ottengano il risultato contrario alle proprie aspettative e così aumentino la sofferenza e le incomprensioni e acuiscano il malessere e/o i conflitti.

Il tempo dunque rappresenta senza dubbio un buon aiuto se le cose girano, come si suol dire, per il verso giusto ma rappresenta un elemento di aggravamento e di estremizzazione delle condizioni di fatica e di sofferenza se le cose non si muovono nella direzione desiderata.

Questa affermazione appare ragionevole e, per molti versi, condivisibile. La vita odierna con i suoi ritmi, tempi, esigenze, impegni e doveri rappresenta una condizione di complessità per la maggioranza delle persone. La velocità, per esempio, con cui siamo costretti ad affrontare il mondo è oggi nettamente superiore a quella richiesta per gli stessi impegni e le stesse attività 10, 20 o 30 anni fa’ e tende ad aumentare in continuazione.

Ciò non può che creare stress, tensione, poca disponibilità, a volte agitazione e rabbia per non essere  o per non sentirsi in grado di reggere quel ritmo. Pensate che oggi addirittura la velocità del linguaggio è aumentata. Le persone parlano in maniera più veloce e sembra che si debba parlare sempre più in fretta per recuperare tempo sui nostri impegni e sulle attività da svolgere.

Detto questo è tuttavia necessario aggiungere che il cambiamento dei ritmi, la velocizzazione della vita e l’aumento della sua complessità rappresentano per alcuni un disagio lieve e tollerabile mentre per altri tali cambiamenti costituiscono un vero e proprio problema di identità e di tollerabilità psicologica.

Ognuno diventa perciò la misura di se stesso. Non ci sono regole generali assolute che vadano bene per tutti. Ogni persona può regolare su di sé, sul proprio equilibrio psicologico e sulla propria capacità di sopportazione il livello di ansia e di stress che vive.

Nel caso la sopportazione di tale condizione sia molto faticosa o addirittura intollerabile può essere utile una consultazione psicologica che permetta alla persona di capire meglio il perchè di tale sensibilità e  intensità di sofferenza.

Quante volte una moglie o un marito o un amico ha sentito dire questa frase dalla persona che gli vive accanto e che è stata rimproverata o ripresa per l’uso smodato dell’alcol! Tante, troppe volte. Si tratta infatti di una frase classica che esprime bene una situazione che appare sotto una certa luce all’interessato dal bere e sotto una luce completamente diversa e opposta alla persona che gli/le vive accanto.

In effetti, in una primissima fase iniziale di una dipendenza, tale affermazione può apparire sincera se intendiamo con il termine sincera la convinzione profonda dell’interessato che il problema dell’uso eccessivo dell’alcol è un problema vero ma è vera anche la sua convinzione di poterne controllare l’assunzione. Il perdurare dell’uso smodato dell’alcol smentisce nel tempo quella convinzione così che l’esperienza ormai dimostra in maniera chiara che si tratta di una affermazione e di una convinzione illusoria che non fa altro che ritardare la piena assunzione di consapevolezza del proprio problema e conseguentemente ritarda la sua risoluzione.

Purtroppo quando si crea una dipendenza chi comanda in quella situazione non è più l’individuo, con la sua ragione e con le sue emozioni, ma è la sostanza che diventa padrona della persona, capace di indirizzare e controllare molte sue scelte e comportamenti arrivando a privarlo, in alcuni momenti, del suo libero arbitrio.

E’ perciò utile, quando si sentono frasi del genere, prestare molta attenzione nel contrastarle e nel riportare la persona interessata a una più onesta consapevolezza del legame e dei condizionamenti che tale sostanza produce evitando di perdere tempo in illusioni di controllo che fanno solo ritardare il momento in cui tale problema può essere opportunamente preso in carico e risolto.

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