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Psicoterapia di coppia

psicoterapia-di-coppia-635x350Vivere in coppia è una cosa difficile. Ci sono sempre più coppie che si separano o che vivono situazioni di evidente malessere senza sapere né cosa fare per ovviare a questa situazione né tuttavia ritengono che sia matura una eventuale separazione.

I coniugi perciò vivono una condizione di ambivalenza fatta di qualche momento positivo e altri/molti momenti negativi con conseguenze sul proprio umore, sulla propria identità ed autostima sulla voglia di fare/non fare, sulla capacità do gestire la casa, la famiglia, il lavoro.

Ci sono spesso somatizzazioni dello stress e del malessere, il tono dell’umore cambia spostandosi o in zona depressa o in zona maniacale (aumento dell’aggressività espressa, ecc.), spesso anche la relazione sessuale ne risente così come ne risente pesantemente il clima generale di quella famiglia.

Le difficoltà a vivere insieme hanno cause diverse e molto numerose. Si può andare da motivazioni socio culturali (i cambiamenti nel ruolo dell’uomo e della donna nella società odierna) a motivazioni “caratteriali” e di personalità.

Oppure possono insorgere problemi nel corso della vita. Episodi di diversa natura che apportano sofferenza e complicazioni nella coppia: cambiamenti di lavoro, lutti familiari, perdita di sicurezza economica, innamoramento e sue conseguenze sia sul piano psicologico che dei comportamenti, discussioni sullo stile di vita familiare, sulle spese o sulla educazione dei figli. O anche problemi di uso/abuso di alcool o sostanze stupefacenti, di gioco d’azzardo compulsivo, e così via.

Facendo un passo indietro si capiscono meglio i problemi della coppia se si ha in mente quali sono stati i presupposti della sua formazione. Se si sa cioè da dove la coppia è partita, dai valori e dagli accordi, consci e inconsci che sono stati alla base della reciproca scelta.

Su questo punto è bene precisare che la formazione della coppia è sempre un processo inconscio.

Salvo i casi in cui due persone si siano sposate perché la signora era incinta. Ma anche in questo caso se la coppia ha già parecchi anni di vita in comune valgono le regole generali.

Vale cioè riflettere sulle motivazioni inconscie (quelle conscie le conosciamo: bellezza, status, professione, cultura, ecc.) che hanno portato un certo individuo ad innamorarsi proprio di quella persona lì e non di un’altra.

Questa riflessione diventa ancora più forte se pensiamo a quante volte capita di conoscere un’altra persona che sarebbe “adatta” a noi ma questa non ci piace, non ci dice nulla. Andiamo invece a cercare qualcuno/a che risponda ad altri requisiti. Che risponda cioè a dei nostri bisogni profondi, di cui non siamo quasi mai consapevoli quando ci innamoriamo, e che cogliamo a volte, ma non sempre, nel corso della vita di coppia.

Ma se questa scelta, conscia ed inconscia, ha comunque trovato un proprio equilibrio all’inizio della storia della coppia il corso della vita e i suoi accadimenti portano a cambiamenti. Questi cambiamenti sono fatti da tante cose ma, essenzialmente, possono portare delle modificazioni più in un membro della coppia che nell’altro, oppure uno ha una “velocità” diversa dall’altro nell’accogliere le novità, uno è più spaventato dalla routine e l’altro dal cambiamento, ecc. ecc. e così l’equilibrio che si era costruito progressivamente si altera.

La coppia comincia a manifestare tensione, malessere, ansia, rabbia, preoccupazione, diversa valutazione dei fatti e dei valori e inizia la crisi.

Crisi è una parola di origine greca che vuol dire scelta. La crisi cioè ci mette davanti ad un bivio, ci costringe ad una scelta. Si tratta dunque di una cosa che, di per sé, non è per forza negativa. Anzi da una crisi può nascere un cambiamento positivo e soddisfacente che ristabilisce l’equilibrio perso.

Bisogna perciò accogliere gli aspetti positivi della crisi. Colui che la segnala non è contro la coppia ma può invece essere quello che soffre di più, che vuole cambiare, che vuole recuperare una condizione positiva perduta.

E’ molto utile già definire la crisi, quando è possibile, come desiderio di cambiamento, come un desiderio di vita migliore, come un desiderio di meritare di meglio, per tutti e non solo individualmente.

Può anche capitare che la situazione sia presentata in modo tale che il curante non capisce perché quelle persone stanno ancora assieme, perché non si sono separate.

Queste sono situazioni molto delicate in cui è bene verificare che non vi siano paure di aggressioni o reali maltrattamenti e che l’impossibilità o la non scelta di separarsi sia da attribuire a non autonomia economica, sociale, lavorativa o a paura di violenze successive.

In questi casi è bene valutare l’eventualità di una segnalazione agli organi istituzionali competenti : servizi sociali, centri contro la violenza alle donne, ecc.

Negli altri casi invece, che sono fortunatamente i più numerosi, se la coppia non si è separata e se continua a star male in una situazione di convivenza ciò significa che c’è ancora la voglia di capire e di cambiare.

Attenzione perché in alcune situazioni c’è molta aggressività espressa, desiderio di essere risarciti, desiderio di far star male l’altro.

Anche in questi casi ci può essere una buona indicazione per una terapia di coppia perché l’aggressività dimostra comunque interesse e legame, per la prognosi è peggio il disinteresse e la rinuncia.

O comunque se anche la situazione della coppia è tale che siamo ormai alla fine della corsa una consulenza di coppia potrebbe essere utile a fare qualche conto, a darsi delle risposte per separarsi su un piano più “civile” a dare un senso al malessere. Questo è importante per il futuro, soprattutto se ci sono dei figli. Lasciarsi avendo dato un senso a ciò che è successo ha un valore terapeutico perché fa uscire i comportamenti da un piano di “cattiveria” spostandoli su un piano di sofferenza o di impossibilità o di problema, ecc.

La terapia di coppia perciò, come si può immaginare da quanto detto, lavora con i coniugi per valutare la situazione attuale di sofferenza soffermandosi sul tipo di richiesta, su chi l’ha fatta, sulle aspettative di entrambi.

Passa ad analizzare i modelli di interazione e il funzionamento della comunicazione. Riprende, per alcune parti, un pezzo della storia della coppia per dare significato ai passi iniziali, ai cambiamenti e alla situazione attuale. Il terapeuta può dare ai coniugi delle prescrizioni comportamentali e valutare poi assieme a loro se il “compito” è stato fatto e che risultati ha prodotto; si valutano poi i cambiamenti che la terapia ha indotto (che ci sono sempre) e si cerca di dare ai coniugi una nuova “visione” dei fatti e dei rapporti reciproci.

C’è poi una fase finale di consolidamento del cambiamento o la presa d’atto delle difficoltà che sono insorte ed eventualmente impediscono una proficua prosecuzione della terapia.

La terapia di coppia è una terapia “breve”. Si intende con breve una terapia che ha una struttura classica, pur ovviamente in un ambito di flessibilità individuale, di 3/4 incontri di consulenza e valutazione e di circa 10/20 incontri di terapia.

Come per la terapia familiare anche per la terapia di coppia è particolarmente indicata la presenza di due terapeuti che lavorano assieme, uno a diretto contatto con la coppia e l’altro “dietro lo specchio”, per l’attività di supervisione

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