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Psicoterapia individuale

La psicoterapia individuale è una attività di cura della sofferenza umana realizzata da un professionista appositamente formato e  appartenente o all’albo degli psicologi o all’albo dei medici.

E’ una attività importante e delicata che ha in sé grandi potenzialità di migliorare la qualità della vita della persona coinvolta ma che contiene anche alcuni non trascurabili elementi di complessità e di impegno  legati al tema della cura e alle difficoltà del cambiamento. Ogni cura, intesa nel senso più ampio del termine, costituisce uno strumento di risoluzione di situazioni di sofferenza, malattia, disagio, ecc. e necessità di propri tempi, metodi, percorsi, impegni per poter espletare la sua intrinseca efficacia.

La decisione di intraprendere una psicoterapia è sempre presa in stretta collaborazione tra lo psicoterapeuta e la persona interessata che assieme definiscono tempi, metodo e percorso. Relativamente alle psicoterapie non analitiche (tipo la psicoanalisi o altri tipi di terapie del profondo) i tempi sono relativamente brevi, il metodo è basato sulla conversazione e il percorso, pur coinvolgendo aspetti emotivi e affettivi, non smuove aspetti tali dell’inconscio da dover rappresentare un pericolo di destabilizzazione dell’equilibrio del paziente.

La decisione di iniziare una psicoterapia è comunque, come già detto, di competenza dello specialista che, valutata la situazione individuale attraverso alcuni colloqui di consulenza, decide se consigliare la psicoterapia oppure suggerire altri tipi di intervento psicologico.

La massima che prima di tutto non bisogna far danno vale sempre, anche per la psicoterapia.

Fatta questa premessa ovvia ma doverosa si deve fare un altro tipo di riflessione: poiché esistono diversi tipi di psicoterapia quale è meglio consigliare?

A questa domanda non è facile rispondere perché i diversi approcci alla cura della sofferenza psicologica sono tutti corretti se applicati con professionalità. Ciò che cura nella psicoterapia è il rapporto terapeutico, è il transfert (cioè la relazione emozionale e di fiducia che si instaura tra paziente e terapeuta) e non la scelta metodologica. Un buon terapeuta dunque può curare situazioni  diverse perché ciò che fa cambiare non è il contenuto del colloquio né il metodo adottato ma l’investimento emotivo e la relazione interpersonale.

Detto questo bisogna tuttavia aggiungere che approcci diversi affrontano meglio alcuni problemi rispetto ad altri approcci e soprattutto sono più produttivi sul piano del tempo e del costo.

Gli obiettivi della psicoterapia sono essenzialmente di aiutare il paziente a cambiare la percezione della propria storia, del suo mondo interno e, di conseguenza, anche la percezione del mondo esterno.

Accade spesso che le persone abbiano costruito una idea di sé e degli altri che li fa soffrire e da cui invece che trarre piacere e sicurezza traggono insicurezza, ansia, depressione, insoddisfazione. E cercano così, inutilmente, di provare a cambiare l’altro, a modificare la realtà esterna. Il lavoro psicoterapico è invece rivolto al singolo, pur in relazione col mondo perché nessuno esiste al di fuori della relazione con gli altri, ed è quindi un lavoro di ristrutturazione emotiva e cognitiva della propria idea di sé.

Se ognuno cambia se stesso cambiano anche gli altri. Spesso insistiamo per cambiare gli altri, cosa per la quale non abbiamo nessun potere, mentre tralasciamo di cambiare noi stessi, cosa che è invece nelle nostre possibilità. Se cambiamo noi stessi gli altri troveranno un altro interlocutore e saranno “costretti” a prendere nuove iniziative, nuovi approcci, nuove modalità di relazione.

Il lavoro psicoterapeutico, nel suo percorso di aiuto e sostegno al cambiamento del paziente ha alcune tappe molto importanti da percorrere.

Una di queste è l’analisi della storia dei rapporti con i propri genitori. Nel ripercorrere la storia dei rapporti tra sé e i propri  genitori emergono i vissuti del soggetto relativamente alle modalità attraverso le quali si è sentito accettato, valutato, capito o  quali altre emozioni abbia egli vissuto e sentito rispetto al suo rapporto con loro.

Un altro elemento di riflessione, quando è presente, è la scelta del coniuge: perché il soggetto ha  scelto quella persona o quella persona ha scelto lui/lei. Come vanno le cose, cosa si aspettava dal rapporto di coppia e cosa ha trovato. Che rapporto c’è con la sua storia? Quali indicazioni se ne possono trarre?

Il terzo elemento essenziale di una psicoterapia è il significato del sintomo. Qual è la caratteristica del suo malessere? Perché ha “scelto” quel tipo di sintomo. A cosa gli “serve”? Quali effetti ha quel sintomo su di lui/lei, su coloro che gli stanno intorno?

Questi tre filoni di lavoro sono molto importanti ma non è necessario percorrerli necessariamente tutti e per forza nell’ordine in cui sono stati indicati. Si può partire dal qui ed ora, cioè dalla sofferenza attuale e stare su quella con l’avvertenza di darle un senso avendo in mente i riferimenti precedenti che possono perciò essere richiamati nel corso della psicoterapia a seconda della situazione.

Un ulteriore elemento molto importante è rappresentato dall’atteggiamento del terapeuta. E’ fondamentale rispettare la sensibilità e i tempi del paziente e mai forzare la discussione per portare la persona dove non vuole o non può, in quel momento, andare. Questo vuol dire avere cura delle sue difese. Le difese psicologiche che ognuno di noi utilizza ci hanno permesso di “sopravvivere”. Anche se sono difese ossessive, maniacali, di fuga o di iper attività, di regressione o di sogno vanno rispettate. Le difese sono come una corazza e una protezione. Non ci si può “denudare” senza aver trovato un altro vestito. Non si riesce a rinunciare al sintomo se non lo si è, almeno in parte, elaborato nel suo significato e a volte sostituito con un’altra modalità di difesa.

Il tempo inteso come durata e il timing (la scelta della velocità e del momento dell’intervento del terapeuta) sono fattori fondamentali della terapia. In alcuni casi è meglio aspettare, dare e darsi tempo (il terapeuta a volte ha fretta, altre volte è il paziente che vuole cambiare tutto e subito). Bisogna pensare che il cambiamento di una condizione di sofferenza è fatto di cambiamenti emozionali e di apprendimenti consapevoli (intesi come l’aver capito, a livello razionale alcune cose). Questi due cambiamenti sono entrambi indispensabili. Il primo, il cambiamento emotivo, è essenziale anche se spesso inconscio. Una persona sta meglio e non sa perché. Il secondo, il cambiamento che permette la comprensione di alcuni motivi che erano alla base della sofferenza, è un cambiamento non sufficiente da solo a far star meglio a lungo e stabilmente. A volte questo apprendimento avviene dopo che la situazione è migliorata e a volte anche dopo molto tempo.

Si tratta peraltro di un apprendimento personale. Se il terapeuta dà alcune spiegazioni o interpretazioni al paziente sui motivi della sua sofferenza non è detto che il paziente le accolga. E’ indispensabile che sia egli stesso a far sue quelle spiegazioni, a convincersi che è andata proprio così. Le spiegazioni del terapeuta a volte sono così lontane dalla sensibilità del momento che vengono considerate assurde e bizzarre e spesso, se sono date in un momento non opportuno, spaventano e sono il motivo di interruzione della terapia.

La psicoterapia individuale, escludendo i tipi di psicoterapie psicodinamiche, è una psicoterapia di durata breve o media. Ciò significa che può andare da circa 20 sedute in un arco di 6/8 mesi a un numero maggiore per un tempo superiore.

E’ necessario che il terapeuta spieghi sempre cosa si sta facendo e quali sono i tempi e i modi dell’intervento così da concordare col paziente eventuali aggiustamenti dei tempi e della metodologia.

Un ultimo elemento che mi sembra importante dire è che la psicoterapia individuale viene attuata in progress e cioè ha significato nel corso del lavoro svolto e rappresenta dunque un cambiamento progressivo per cui anche una sua interruzione non farà comunque perdere i risultati ottenuti.

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